mercoledì 19 gennaio 2011

Vogliamo mangiarci tutto il territorio?

Ho letto questo articolo. Non saprei esprimere meglio la preoccupazione per il futuro del nostro territorio.


CEMENTIFICAZIONE

Basta con le ruspe
salviamo l'Italia

In 15 anni edificati tre milioni di ettari di territorio, l'equivalente di Lazio e Abruzzo messi insieme. E con il piano casa il processo ha avuto un'accelerazione. Appello per fermare lo scempio del paesaggio, prima che sia troppo tardi


di CARLO PETRINI, da "La Repubblica" del 18 gennaio 2011.

Visto che in tv i plastici per raccontare i crimini più efferati sembrano diventati irrinunciabili, vorrei allora proporne uno di sicuro interesse: una riproduzione in scala dell'Italia, un'enorme scena del delitto. Le armi sono il cemento di capannoni, centri commerciali, speculazioni edilizie e molti impianti per produrre energia, rinnovabile e non; i moventi sono la stupidità e l'avidità; gli assassini tutti quelli che hanno responsabilità nel dire di sì; i complici coloro che non dicono di no; le vittime infine gli abitanti del nostro Paese, soprattutto quelli di domani.

I dati certi su cui fare affidamento sono pochi, non sempre concordanti per via dei diversi metodi di misurazione utilizzati, ma tutti ci parlano in maniera univoca di un consumo impressionante del territorio italiano. Stiamo compromettendo per sempre un bene comune, perché anche la proprietà privata del terreno non dà automaticamente diritto di poterlo distruggere e sottrarlo così alle generazioni future. Circa due anni fa su queste pagine riportavamo che l'equivalente della superficie di Lazio e Abruzzo messi insieme, più di 3 milioni di ettari liberi da costruzioni e infrastrutture, era sparita in soli 15 anni, dal 1990 al 2005. Dal 1950 abbiamo perso il 40% della superficie libera, con picchi regionali che ci parlano, secondo i dati del Centro di Ricerca sul Consumo di Suolo, di una Liguria ridotta della metà, di una Lombardia che ha visto ogni giorno, dal 1999 al 2007, costruire un'area equivalente sei volte a Piazza uomo a Milano. E non finisce qui: in Emilia Romagna dal 1976 al 2003 ogni giorno si è consumato suolo per una quantità di dodici volte piazza Maggiore a Bologna; in Friuli Venezia Giulia dal 1980 al 2000 tre Piazze Unità d'Italia a Trieste al giorno. E la maggior parte di questi terreni erano destinati all'agricoltura. Per tornare ai dati complessivi, dal 1990 al 2005 si sono superati i due milioni di ettari di terreni agricoli morti o coperti di cemento.

Come si vede, le cifre disponibili non tengono conto degli ultimi anni, ma è sufficiente viaggiare un po' per l'Italia e prendere atto delle iniziative di questo Governo (il Piano Casa, per esempio) e delle amministrazioni locali per rendersene conto: sembra che non ci sia territorio, Comune, Provincia o Regione che non sia alle prese con una selvaggia e incontrollata occupazione del suolo libero. Purtroppo, nonostante il paesaggio sia un diritto costituzionale (unico caso in Europa) garantito dall'articolo 9, la legislazione in materia è in gran parte affidata a Regioni ed Enti locali, con il risultato che si creano grande confusione, infiniti dibattiti, nonché ampi margini di azione per gli speculatori. Per esempio la recente legge regionale approvata in Toscana che vieta l'installazione d'impianti fotovoltaici a terra sembra valida, ma è già contestata da alcune forze politiche. In Piemonte è stata invece approvata una legge analoga, ma meno efficace, suscitando forti perplessità dal "Movimento Stop al Consumo del Territorio". In realtà, in barba alle linee guida nazionali per gli impianti fotovoltaici - quelli mangia-agricoltura - essi continuano a spuntare come funghi alla stregua dei centri commerciali e delle shopville, di aree residenziali in campagna, di nuovi quartieri periferici, di un abusivismo che ha devastato interi territori del nostro Meridione anche grazie a condoni edilizi scellerati.

Ci sono esempi clamorosi: Il Veneto, che dal 1950 ha fatto crescere la sua superficie urbanizzata del 324% mentre la sua popolazione è cresciuta nello stesso periodo solo per il 32%, non ha imparato nulla dall'alluvione che l'ha colpito a fine novembre. Un paio di settimane dopo, mentre ancora si faceva la conta dei danni, il Consiglio Regionale ha approvato una leggina che consente di ampliare gli edifici su terreni agricoli fino a 800 metri cubi, l'equivalente di tre alloggi di 90 metri quadri.

Guardandoci attorno ci sentiamo assediati: il cemento avanza, la terra fa gola a potentati edilizi, che nonostante siano sempre più oggetto d'importanti inchieste giornalistiche, e in alcuni casi anche giudiziarie, non mollano l'osso e sembrano passare indenni qualsiasi ostacolo, in un'indifferenza che non si sa più se sia colpevole, disinformata o semplicemente frutto di un'impotenza sconsolata. Del resto,costruire fa crescere il Pil, ma a che prezzo. Fa davvero male: l'Italia è piena di ferite violente e i cittadini finiscono con il diventare complici se non s'impegnano nel dire no quotidianamente, nel piccolo, a livello locale. Questa è una battaglia di tutti, nessuno escluso.

Ora si sono aggiunte le multinazionali che producono impianti per energia rinnovabile, insieme a imprenditori che non hanno mai avuto a cuore l'ambiente e, fiutato il profitto, si sono messi dall'oggi al domani a impiantare fotovoltaico su terra fertile, ovunque capita: sono riusciti a trasformare la speranza, il sogno di un'energia pulita anche da noi nell'ennesimo modo di lucrare a danno della Terra. Anche del fotovoltaico su suoli agricoli abbiamo già scritto su queste pagine, prendendo come spunto la delicatissima situazione in Puglia. I pannelli fotovoltaici a terra inaridiscono completamente i suoli in poco tempo, provocano il soil sealing, cioè l'impermeabilizzazione dei terreni, ed è profondamente stupido dedicargli immense distese di terreni coltivabili in nome di lauti incentivi, quando si potrebbero installare su capannoni, aree industriali dismesse o in funzione, cave abbandonate, lungo le autostrade. La Germania, che è veramente avanti anni luce rispetto al resto d'Europa sulle energie rinnovabili, per esempio non concede incentivi a chi mette a terra pannelli fotovoltaici, da sempre. Dell'eolico selvaggio, sovradimensionato, sovente in odore di mafia e sprecone, se siete lettori medi di quotidiani e spettatori fedeli di Report su Rai Tre già saprete: non passa settimana che se ne parli su qualche testata, soprattutto locale, perché qualche comitato di cittadini insorge. È sufficiente spulciare su internet il sito del movimento "Stop al Consumo del Territorio", tra i più attivi, e subito salta agli occhi l'elenco delle comunità locali che si stanno ribellando, in ogni Regione, per i più disparati motivi.

Intendiamoci, questo non è un articolo contro il fotovoltaico o l'eolico: è contro il loro uso scellerato e speculativo. Il solito modo di rovinare le cose, tipicamente italiano. Anche perché l'obiettivo del 20% di energie rinnovabili entro il 2020 si può raggiungere benissimo senza fare danni, e noi siamo per raggiungerlo ed eventualmente superarlo. Questo vuole essere un grido di dolore contro il consumo di territorio e di suolo agricolo in tutte le sue forme, la più grande catastrofe ambientale e culturale cui l'Italia abbia assistito, inerme, negli ultimi decenni. Perché se la terra agricola sparisce il disastro è alimentare, idrogeologico, ambientale, paesaggistico. E' come indebitarsi a vita e indebitare i propri figli e nipoti per comprarsi un televisore più grosso: niente di più stupido.

Il problema poi s'incastra alla perfezione con la crisi generale che sta vivendo l'agricoltura da un po' di anni, visto che tutti i suoi settori sono in sofferenza. Sono recenti i dati dell'Eurostat che danno ulteriore conferma del trend: "I redditi pro-capite degli agricoltori nel 2010 sono diminuiti del 3,3% e sono del 17% circa inferiori a quelli di cinque anni fa". Così è più facile convincere gli agricoltori demotivati a cedere le armi, e i propri terreni, per speculazioni edilizie o legate alle energie rinnovabili. Ricordiamoci che difendendo l'agricoltura non difendiamo un bel (o rude) mondo antico, ma difendiamo il nostro Paese, le nostre possibilità di fare comunità a livello locale, un futuro che possa ancora sperare di contemplare reale benessere e tanta bellezza.

Per questo è giunto il momento di dire basta, perché rendiamoci conto che siamo arrivati a un punto di non ritorno: vorrei proporre, e sperare che venga emanata, una moratoria nazionale contro il consumo di suolo libero. Non un blocco totale dell'edilizia, che può benissimo orientarsi verso edifici vuoti o abbandonati, nella ristrutturazione di edifici lasciati a se stessi o nella demolizione dei fatiscenti per far posto a nuovi. Serve qualcosa di forte, una raccolta di firme, una ferma dichiarazione che arresti per sempre la scomparsa di suoli agricoli nel nostro Paese, le costruzioni brutte e inutili, i centri commerciali che ci sviliscono come uomini e donne, riducendoci a consumatori-automi, soli e abbruttiti.

Una moratoria che poi, se si uscirà dalla tremenda situazione politica attuale,dovrebbero rendere ufficiale congiuntamente il Ministero dell'Agricoltura, quello dell'Ambiente e anche quello dei Beni Culturali, perché il nostro territorio è il primo bene culturale di questa Nazione che sta per compiere 150 anni. Sono sicuro che le tante organizzazioni che lavorano in questa direzione, come la mia Slow Food, o per esempio la già citata rete di Stop al Consumo del Territorio, il Fondo Ambientale Italiano, le associazioni ambientaliste, quelle di categoria degli agricoltori e le miriadi di comitati civici sparsi ovunque saranno tutti d'accordo e disposti a unire le forze. È il momento di fare una campagna comune, di presidiare il territorio in maniera capillare a livello locale, di amplificare l'urlo di milioni d'italiani che sono stufi di vedersi distruggere paesaggi e luoghi del cuore, un'ulteriore forma di vessazione, tra le tante che subiamo, anche su ciò che è gratis e non ha prezzo: la bellezza. Perché guardatevi attorno: c'è in ogni luogo, soprattutto nelle cose piccole che stanno sotto i nostri occhi. È una forma di poesia disponibile ovunque, che non dobbiamo farci togliere, che merita devozione e rispetto, che ci salva l'anima, tutti i giorni

martedì 18 gennaio 2011

Tre anni fa


Articolo che scrissi su La Repubblica

fonte: "La Repubblica", 05/08/08


Sono le 4 e mezzo del mattino a Riccione, zona centro, a 10 passi dal “tranquillo lungomare” appena inaugurato. Sembra di essere in guerra. Bande di giovani urlanti e apparentemente privi di senno sono appena passati lasciando per terra cocci di bottiglia e cartacce. Vanno a ondate, uscendo dai locali fracassoni e dalle discoteche. 
La notte, di impressionante violenza e rumore, del resto comincia assai prima. Già dal pomeriggio si comincia la sistematica distruzione della quiete altrui: nel pattinaggio la musica viene diffusa a tutto volume, bassi a manetta, martellamento con canzoni a basso contenuto culturale a cui si aggiunge man mano, e fino ad almeno mezzanotte, altre musica delle due giostre nei giardinetti. Il traffico delle auto è ormai nella zona mare completamente dirottato su Viale Milano: serpentone di auto quasi ferme si snoda tra gas di scarico e la musica proveniente da ogni abitacolo. Le moto superano le auto bloccate con emissioni di decibel paragonabile all’aereo in decollo. Autobus pesantissimi fanno vibrare le case.
 L'apoteosi si raggiunge nelle notti in cui ci sono manifestazioni o concerti all’'aperto: in Piazzale Roma lo sballo non viene dalle pasticche di droga, ma si alimenta con questo incessante rumore.
 Questa notte riccionese -insonne- si completa verso le sei: pulizia rumorosissima delle strade ridotte a vespasiani, camion con emissione di decibel da motosega svuotano cassonetti e bidoni dell’immondizia.



Quando? Da maggio a fine settembre, più di 180 giorni di ordinaria follia, senza nessun intervento dell’amministrazione, di vigili o forze dell’'ordine: qui vige la DEROGA, e non solo del rumore, ma di tutta una serie di azioni volte al guadagno di pochi e alla distruzione dell’ambiente: nuovo cemento sulla costa, costruzione di palazzi a meno di 300 metri dal mare, estirpazione di alberi meravigliosi e secolari con il pretesto che siano malati (se fossero tutti così malati sarebbe veramente preoccupante portare qui i bambini in vacanza!), degrado insopportabile.

Cui prodest? Diamoci delle risposte e non lamentiamoci se le famiglie non vengono più a Riccione, se al massimo si sta una settimana e se il turismo è calato del 30%!






lunedì 10 gennaio 2011

No al nucleare!!!!!!!

Girando per la rete si trovano blog interessanti. Articoli che fanno pensare. Questo, di Angelo, dal blog "L'inverno e la rosa", mi è sembrato particolarmente azzeccato.
Ho riconosciuto i fazzolettoni nell'intestazione del blog: anch'io sono stata scout, ho vissuto nella natura, ho promesso, ho lottato per difendere le scelte che credevo e credo giuste.

Questo il link:
invernoerosa.blogspot.com/2011/01/nucleare-certo-per-far-esplodere.html
trascrivo le ultime righe, illuminanti:


"...Per il resto attendiamo un reattore a fusione funzionante, prima, 
cari amici atomici, non tornate da queste parti, per favore...
Davvero, non è necessario affatto decidere contro il nucleare per paura. 
Basta farlo per povertà.
E per voglia di ricchezza."

Che Dio ce la mandi buona: non è il caso riprendere a construire centrali.
Avevamo detto NO e lo confermiamo:
NO! No al ritorno al nucleare.

mercoledì 5 gennaio 2011

A Riccione nuovo pontile: obbrobrio e erosione



Nuovo pontile...obbrobrio architettonico: chi si credono di essere: Calatrava?
nuovo casino: altro rumore da maggio a ottobre
erosione: si sa, ogni palo nel mare provoca erosione di costa, a Riccione
fine di quello straccio di spiaggia libera: faceva pena, ma almeno c'era...

Perchè non c'è mai niente di positivo in questa Riccione? 
E' possibile che si debba sempre e solo peggiorare?

Ma togliere, risparmiare, aggiustare, rinverdire, abbassare rumore, togliere traffico...mai?

lunedì 3 gennaio 2011

subdolamente nelle nostre case: forumnucleare.it

Avete visto la pubblicità proposta dal Forum Nucleare? 


Si tratta di pubblicità sul nucleare travestita da forum imparziale...
già, di questo si tratta...
(vedi: www.forumnucleare.it).

Imparziale non è, però. 

Subdolamente hanno predisposto la loro trappola:

il giocatore bianco, e negli scacchi il bianco normalmente vince, è pro-nucleare
il nero (il nero è associato al male, alla morte, al negativo, nella tradizione occidentale) è invece contro al nucleare. 

Già questo basterebbe per bollare la campagna del fantomatico forum.
Gli autori del forum sono spudoratamente pro-nucleare, basta leggere le frasi pubblicate sul sito internet. Basta vedere i video, tutti a favore del nucleare. Basta leggere il loro resoconto su Chernobyl...
Ma si sa, parliamone, bene o male ma parliamone. 
Così il referendum che aveva espresso la volontà dei cittadini italiani a non usare le centrali nucleari viene in qualche modo delegittimato! e il ritorno al nucleare legittimo!


Per fortuna molti se ne sono accorti, e stanno sostenendo una vera campagna di controinformazione.
Ho raccolto qua e là le critiche al forum, che sembra essere proprio sostenuto da chi vuole reintrodurre il nucleare in Italia. 

qui il video modificato, che dice la verità sul nucleare!

un altro bel video di Legambiente:

Vorrei conoscere le percentuali di aumenti di casi di leucemie e tumori di chi vive nei pressi delle centrali, di chi ha avuto a che fare con fughe radiottive, di chi era ai tempi di Chernobyl nel raggio della nube radioattiva. Dati secretati, visto che nero su bianco, non li ho visti mai!




E adesso basta con questo nucleare! C'è il sole, il vento, la marea, la geotermia e tanto altro per produrre energia! E il risparmio energetico!
Basta!